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Ecco un invito ad un weekend goloso per conoscere questo territorio attraverso la gastronomia e i prodotti tipici, andando alla ricerca della più autentica tradizione culinaria di questa vallata. Prodotti semplici, ma sani e genuini, frutto della terra valsuganotta coltivata da generazioni di contadini, agricoltori e piccoli allevatori, contribuiscono a rendere appetitosa e a valorizzare la cucina di questa fertile zona del Trentino. Le vicende storiche che hanno interessato la zona nel corso dei secoli hanno lasciato le loro impronte anche in cucina, che risente infatti di influenze austriache, tirolesi in particolare, germaniche e venete. Si tratta prevalentemente di una cucina povera, fatta sul focolare a legna o al fuoco del camino, con piatti dai nomi antichi, ormai quasi dimenticati come i "pestarei" (grumi di farina impastata con il latte bolliti in latte e acqua e conditi con burro), i "baldrighi" (sangue insaccato cotto in acqua o stufato in padella con pinoli, uva passa, mandorle, gherigli di noce, sale, pepe e latte), il "trisotto" (minestra di farina gialla con latte e acqua salata), il "conziero" (lardo di maiale fuso in pentola e versato caldo sulle verdure, a volte insaporito con dadini di pancetta), la "mosa" (polenta calda e latte bollito freddo), la "farina brustolada" (farina bianca dorata nel soffritto di cipolla, che serve come componente della polenta di patate o per il "tonco de pontesel"), il "bro brusà" (farina bianca rosolata nel burro, poi sciolta nel latte freddo e mescolata a crema con latte bollito, salata per adulti e zuccherata per bambini) o la "panada" (minestra di pane cotto in brodo insaporita con burro). Piatto base della tavola trentina e valsuganotta rimane comunque la polenta. Fatta con mais, con grano saraceno o con patate in appositi paioli di rame, la polenta veniva mangiata con quello che si reperiva, carne e formaggi nei tempi migliori, ma il più delle volte semplicemente con il latte, con i fagioli o con le cipolle rosolate in un pò di strutto. Adesso la polenta viene servita con i prelibati funghi di bosco, selvaggina, coniglio, spezzatino, gulasch, stinco di maiale, lucanica o crauti e costituisce un piatto appetitoso e nutriente. Nei locali tipici, trattorie, rifugi, negli agritur o negli stessi alberghi, si possono gustare anche i deliziosi insaccati (soprattutto la gustosissima "lucanica" trentina), formaggi, carni, fra cui la saporita "carne salada" servita con i fagioli borlotti, le prelibate trote salmonate e affumicate, l'"orzetto alla trentina" fatto con verdure e orzo, gli "strangolapreti" o gnocchi verdi (gnocchetti di spinaci e pane conditi con burro fuso e salvia), i canederli, il "tonco de pontesel" (spezzatino di carni miste e lucanica in umido), lo "smacafam", il "tortel de patate", le "patate coi ciciotoli" (patate lessate ed arrostite a fette miste a ciccioli di maiale per insaporirle), la "peverada" (salsa a base di burro, pangrattato, sale, pepe e brodo), gli "osei scampai" (involtini di carne con pancetta e salvia), gli stinchi di maiale al forno, i "fasoi col conziero" (fagioli lessati conditi con conziero ben rosolato e aceto serviti in terrine). E ancora i dolci: squisite torte ai frutti di bosco, mirtilli, more o alle carote, lamponi con panna, il caratteristico "zelten", la torta di "fregoloti", la torta Simona, la torta del Vescovo, la "pinza de late", a Carnevale i "grostoli" o "straboi" e naturalmente l'infinita varietà di dolci a base di mele dallo strudel alla crostata, dalle frittelle alle "balote de pomi". |
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